Attività Clinica
Valvulopatia

Le valvole cardiache sono delle strutture che hanno il compito di direzionare il sangue all’interno del cuore nel suo movimento, e lo fanno incessantemente per tutta la vita del paziente.

Quindi, se consideriamo che il cuore batte una media di 60 volte al minuto, possiamo immaginare quante volte nella vita di un paziente le valvole si aprono e si chiudono. Sono perfette nella loro architettura, ma, come tutte le strutture che si aprono si chiudono per anni, per decenni, vanno incontro a un certo grado di inevitabile usura.

La valvola, a quel punto, può risultare troppo chiusa o troppo aperta. Troppo chiusa se si è calcificata, determinando una stenosi valvolare, la stenosi mitrale o, ancor più comune, la patologia di questo secolo, la stenosi aortica, dovuta all’incremento dell’età media della popolazione, di cui è responsabile proprio la valvola aortica.

Ma possiamo avere anche valvole troppo aperte, ovvero che, in rapporto all’usura, in rapporto alla struttura della valvola stessa a cui per esempio si rompe una ‘cordicella’ determinando una chiusura non ottimale della valvola determinando un’insufficienza valvolare da prolasso o flail mitralico. Anche questa è una patologia molto comune, spesso in accezioni molto meno gravi, ma che, quando evolve in alcune situazioni critiche, può determinare delle insufficienze anche severe e un corteo di sintomi quali affanno, aritmie, gambe gonfie e lo scompenso cardiaco, tra gli altri.

Occorre quindi trovare una soluzione, sia quando la valvola è troppo stretta, sia quando la valvola è troppo larga, lasciando tornare indietro il sangue. Come si può intervenire nel momento in cui abbiamo il paziente con una valvulopatia?

 Intanto inquadrandolo bene dal punto di vista clinico. Il cardiologo ambulatoriale deve condurre una corretta anamnesi, una corretta valutazione dei fattori di rischio, dei sintomi del paziente e dei segni clinici. Quindi una visita che vada a valutare situazioni di affaticamento cardiaco, l’elettrocardiogramma che va a valutare la parte elettrica e l’ecocardiogramma che va a valutare la struttura meccanica della valvola con il meccanismo della disfunzione e la funzione cardiaca in toto. Quindi come si contrae il cuore? Come funzionano le valvole?

Successivamente, come Cardiologo, nell’ambito della mia rete, vado a indirizzare il paziente al cardiochirurgo che eventualmente può intervenire sulla valvola, e dovrò dare informazioni dettagliatissime al cardiochirurgo per sapere come intervenire. Quindi se devi valutare un intervento di riparazione, di sostituzione o quant’altro avere un ecocardiogramma quanto mai approfondito è fondamentale. La valvola a quel punto si può, ribadisco, riparare o sostituire e – nelle mani esperte del cardiochirurgo – spesso si ripara.

La valvola prolassante può essere per esempio assolutamente riparata, e mantenuta in un ampio ventaglio di casi. Nel momento in cui invece è stenotica, la valvola aortica va sostituita. Ricordiamoci che nel momento in cui la valvola è calcificata non si apre più bene; quindi, il cardiochirurgo rimuove la valvola malata e la sostituisce con una protesi che può essere meccanica o biologica.

Al giorno d’oggi le protesi biologiche sono ormai evolutissime, durano tanti anni, e non richiedono una terapia anticoagulante a vita e quindi conseguentemente, nel momento in cui vado a fare l’intervento, che spesso è mininvasivo con piccolissime aggressioni sul paziente, si riesce a sostituire la valvola in tempi brevissimi, riportando il paziente a una vita assolutamente normale.