Normalmente è il primo sintomo che inquieta il paziente, ancor più dell’affanno, ancora più che il cardiopalmo: il dolore toracico rappresenta il sintomo cardiaco per eccellenza. Ma spesso vengono attribuiti al cuore dolori toracici di tutt’altra origine e natura. È bene sgombrare il campo dall’idea che qualsiasi dolore che intervenga nel torace, soprattutto nella parte sinistra del petto, sia necessariamente associato al cuore, altrimenti si rischia di ingenerare paure inutili, in tanti pazienti e in tante persone che improvvisamente sono terrorizzate dal loro sintomo.
Il dolore toracico tipico, ovvero il dolore cardiaco per eccellenza, si manifesta con sintomi abbastanza specifici che per l’esperto cardiologo sono spesso ben riconoscibili; ad esempio un dolore oppressivo in tutto il torace e che a volte si irradia in zone abbastanza tipiche come il braccio sinistro, la zona della schiena retro-cardiaca, la mandibola o i denti e spesso e’ associato ad altri sintomi, quali la sudorazione, la nausea, un senso di indigestione, un senso di debolezza incoercibile, un senso di morte imminente.
È un corollario di sintomi, non è mai il singolo sintomo, ed è chiaro che in una situazione in cui ci sono dei dolori di questo tipo in pazienti che abbiano anche fattori di rischio (fumatori, età avanzata, colesterolo alto, pressione alta, diabete) il peso specifico del dolore diventa ancora più importante. Oppure situazioni cliniche pregresse di cardiopatie. Ricordiamoci che nello stesso paziente che ha già sperimentato un dolore cardiaco, quindi un’angina, un infarto, nella stessa persona un nuovo dolore di origine cardiaca, per fortuna o per sfortuna, come la si vuole chiamare, il dolore è sempre lo stesso assolutamente identico. Quindi il paziente che ha sperimentato il dolore cardiaco, quando si ripresenterà, potrà subito riconoscere il tipo di dolore.
Ovviamente ci sono poi tante altre cause di dolore toracico che possono essere assolutamente innocenti. Il dolore intercostale, un dolore trafittivo di brevissima durata, puntorio anche forte, ma che immediatamente si risolve al primo respiro. Il dolore legato alla situazione osteoarticolare della gabbia toracica, quindi che risponde subito, per esempio, a un antinfiammatorio o a un antidolorifico, non è il più delle volte un dolore cardiaco. Il dolore associato ai colpi di tosse o a situazioni di raffreddamento del paziente, quello è un dolore associato a un fatto infiammatorio, a una pleurite, a una pericardite, non è dolore toracico tipico dell’angina o dell’infarto.
Viceversa, ci sono situazioni in cui i dolori sono cosiddetti atipici e devono essere comunque valutati in maniera approfondita dal cardiologo. La donna per esempio ha dolori cardiaci spesso atipici, quindi nella donna non bisogna mai sottovalutare nessun sintomo doloroso toracico in prima istanza. Poi ci sono situazioni come quelle del diabete, in cui si crea spesso una neuropatia che può determinare la presenza di dolori atipici o addirittura situazioni di cardiopatia ischemica asintomatica. Poi abbiamo situazioni nelle quali il dolore può essere associato ad altri sintomi preponderanti, come accennavamo: la nausea e la sudorazione, il vomito o l’indisposizione gastrica.
In quei casi lì bisogna pesare tutti i sintomi, così come lo svenimento, la lipotimia associata. Quindi non è mai il sintomo dolore di per sé che io vado a valutare, ma è l’intero contesto clinico del paziente che andrò a considerare. Quindi risulta ancora più importante, nella visita ambulatoriale, un’interrogazione approfondita del paziente, un’analisi semeiologica, quindi un esame obiettivo, l’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma che, valutando la dinamica cardiaca, potrà aiutare a inquadrare in maniera migliore, più specifica, il sintomo dolore toracico.
Quindi la visita cardiologica comunque è sempre consigliabile ma, prima di allarmarsi, è bene sentire un esperto che ci indichi che esami eventualmente fare per l’approfondimento del dolore toracico.
