Attività Clinica
Coronaropatia

Coronaropatia è un termine tecnico, possiamo meglio parlare di cardiopatia ischemica o, più spesso, d’ infarto. Le coronarie costituiscono il sistema idraulico che porta sangue al cuore che, grazie alla loro perfetta architettura funzionale, viene ossigenato, nutrito quindi, in ogni situazione.

Il loro corretto funzionamento garantisce infatti un adeguato afflusso del sangue anche in situazioni di sforzo massimale, pensiamo a una ascesa in alta montagna, così come in situazioni di forte stress emotivo.

Le coronarie sono anche in grado di compensare situazioni di parziale ostruzione, dovute a fattori di rischio quali colesterolo, diabete, ipertensione, età, che determinano la formazione di placche di colesterolo che ne restringono il lume e quindi la portata. Ma il cuore riesce a compensare un restringimento del lume fino al 70%. Oltre questa percentuale di occlusione, le capacità di compenso ovviamente decrescono e compaiono i primi sintomi. Ad esempio, il dolore toracico, costrittivo, oppressivo che compare facendo sforzi, ovvero angina classico sintomo di ischemia miocardica dovuto ad un restringimento importante delle coronarie, e che a volte compare anche a riposo nei casi più gravi.

Quando si ostruisce completamente il vaso – o perché quella placca di colesterolo è cresciuta fino al 99% ed oltre o perché si è rotto il cappuccio di questa placca e si è determinato un trombo che ha chiuso completamente il vaso – a quel punto il dolore toracico oppressivo a riposo è spesso accompagnato anche da altri sintomi, quali sudorazione, pallore, senso di morte imminente, nausea o addirittura vomito. Questi sono i sintomi più comuni dell’infarto. Alcune volte il dolore si irradia alla bocca o ai denti, al collo o dietro la schiena o al braccio sinistro o si può associare ad altri sintomi di allarme come aritmie o svenimento, situazioni acute che devono essere immediatamente affrontate.

Come? Intanto andando al Pronto Soccorso più vicino senza perdere nemmeno un minuto quando si verifica l’acuzie. Quando il dolore invece inizia nelle sue forme prodromiche, comparendo quando si fa uno sforzo, ad esempio salendo le scale o portando dei pesi, occorre procedere il più rapidamente possibile ad una visita cardiologica ambulatoriale che chiarisca l’origine del dolore, analizzando i fattori di rischio presenti, la storia del paziente, la visita con l’esame obiettivo, l’elettrocardiogramma, l’ecocardiogramma.

Successivamente passeremo ad esami di secondo livello: la prova da sforzo o direttamente la TAC delle coronarie, che permette di osservare le coronarie in maniera non invasiva. Capiremo così se c’è restringimento di una o più coronarie e quanto è grave.

In quel caso si rende necessario un ricovero per andare a fare una coronarografia, ovvero un esame più invasivo, che va fatto solo quando è indicato e che permette, mediante un piccolo catetere che entra dal polso, di arrivare fino al cuore e iniettare il mezzo di contrasto per osservare al meglio le coronarie.

In quella sede, se necessario, è possibile anche intervenire con un’angioplastica, ovvero utilizzare il famoso palloncino con lo stent, la molletta che va a dilatare in via definitiva la stenosi e permette di risolvere il problema.

Questa sequenza deve avere un “direttore d’orchestra” che è il cardiologo ambulatoriale, il cardiologo clinico che cura il paziente, ma a cui si affianca un team: il radiologo per la TAC Coronarica o il cardiologo emodinamista che va eventualmente ad effettuare l’angioplastica. E poi il cardiochirurgo quando è necessario perché, se poi le coronarie fossero tutte malate, occorre fare un intervento cardiochirurgico per confezionare dei bypass aorto-coronarici, che potranno salvare la vita del nostro paziente.

Il team continuerà poi a collaborare lungo tutta la vita del paziente, perché il cardiologo ambulatoriale personale del paziente è sempre in contatto con i medici che lo seguono in ospedale e che potranno in ogni momento andare a effettuare una procedura di secondo o terzo livello in grado di salvare la vita al paziente ripristinando il normale flusso nelle sue coronarie.